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TAYLORISMO ACCADEMICO

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Era maggio, era l’inizio di maggio.
Era mattina, non proprio mattina, era quasi mezzogiorno.
Nando doveva andare in segreteria, era uno studente di antropologia, gli piaceva studiare, ma più che altro gli piaceva contraddire le raminghe nozioni che l’università gli offriva a caro prezzo e poca spendibilità nel mondo del lavoro.
Nando era un paranoico ma possedeva un lettore mp3,  aveva davanti possibili contratti dai nomi bizzarri, contratti con l’angoscia e l’alienazione come effetti collaterali. Lui se ne fregava, si ficcava gli auricolari e metteva su Jim Morrison a palla che gli faceva vibrare i lobi. Jim Morrison lo aiutava ad affrontare la giornata con un ritmo diverso da quello che il suo status di apprendista precario gli imponeva.
Nando se ne fregava, appiccicava al suo IO sdrucito pezzetti di gente che conosceva, che scaricava da internet o che trovava tra gli scaffali di Mel Bookstore su via Nazionale o su quelli di Disfunzioni Musicali a San Lorenzo.
Quella mattina di Maggio era diretto alla segreteria della sua facoltà, erano le 11 e 50 e la segreteria chiudeva alle 11 e 30, lui lo sapeva benissimo ma ci provava lo stesso.
Nando era iscritto da cinque anni all’università ma all’improvviso aveva rimosso il suo numero di matricola.
A mezzogiorno e mezzo Nando arrivò alla città universitaria. Della segreteria ormai se n’era completamente dimenticato. Si guardò un po’ intorno, si rese conto di essere nella città universitaria e di non avere assolutamente niente da fare. Mentre pensava al da farsi notò una faccia familiare tra la ressa di studenti fatti in serie con metodi tayloristici.
“Valentina” disse ad alta voce Nando pensando di pensare.
Valentina era una tizia con cui Nando aveva messo su un gruppo ska il primo anno di università. Ora lei era tutta presa dalle cose dal collettivo e dal movimento. Nando ogni volta che la incontrava pensava che almeno lei riusciva a credere in qualcosa. Nando aveva un atteggiamento ambivalente nei confronti del movimento, un po’ stimava la gente onnipresente tra le folle urlanti e un po’ gli sembravano ridicoli pezzi da fabbrica che nella tayloristica fretta erano stati montati male.
Chiacchierò un po’, e senza molta enfasi, con Valentina, poi improvvisamente si rimise Jim Morrison a palla nelle orecchie e si allontanò senza ciao e forme di cortesia alternative, eque e solidali.
Nando vagò immotivamente per la città universitaria e dopo un po’ notò un altro viso familiare tra la ressa di studenti, “Lianca” disse tra sé e sé sempre pensando di pensare, poi si tolse Jim Morrison dalle orecchie, i suoi lobi smisero di vibrare, lei contemporaneamente si voltò verso di lui “Ciao” disse, “Bella” disse Nando, lei sorrise, lo avvicinò, lo abbracciò,
“da quanto tempo?”
“Nemmeno tanto poi…” disse Nando
“Com’è finita poi la tua vacanza in Salento?” gli chiese la tizia
“Io non sono mai stato in Salento” disse Nando
“Ma non è li che ci siamo visti l’ultima volta?”
“No, ci siamo visti al sit in di Emergency davanti all’ambasciata Afgana per la liberazione di Rahmatullah” le fece Nando
“Macchè, io al sit in all’ambasciata Afghana non ci sono mai andata, e chi è poi sto Rahmatullah?” disse lei e si grattò il mento, i due si guardarono meglio e improvvisamente si accorsero dell’equivoco.
“Ma tu non sei Andrea di Cosenza?” Chiese lei.
“No.” Disse Nando “Io sono di Salerno” e poi aggiunse “Ma tu non sei Lianca di Tuglie?”
“Ma dde che?” Fece lei “Io sono del Quadraro, mi chiamo Tiziana io”.
“Bah!” Disse Nando e si strinse il mento tra l’indice e il pollice.
“Maddai” Fece Tiziana.
“E’ che qui ci somigliamo un po’ tutti…” fece Nando.
“Già…” fece Tiziana.
“Già…” fece Nando, si rimise Jim Morrison a palla negli orecchi, i suoi lobi ripresero a vibrare, “Bella” gli fece Tiziana, Nando si fece un’ombra dai contorni vaghi e riprese a vagare immotivatamente per la città universitaria.

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